Il Rifugio Isera è chiuso.
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Alcuni itinerari

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Giro dei  rifugi del Parco Nazionale dell’Appennino Tosco Emiliano:

 

E’ un itinerario ad anello, con partenza e arrivo dal rifugio Isera all’Orecchiella, che ci porta alle più alte cime di questo tratto di Appennino (m.Prado e m.Cusna), poi all’Abetina Reale (splendido relitto delle antiche foreste post-glaciali) nell’alta valle del torrente Dolo, selvaggia, fresca e ricchissima di acque. Ci riconduce infine all’Orechiella attraverso il panoramico crinale dell’Appennino e una lunga discesa tra boschi, alpeggi e pascoli, fino agli strapiombi calcarei della Pania di Corfino. L’itinerario proposto è interamente compreso nell’area protetta del Parco Nazionale dell’Appennino Tosco Emilano, ne tocca le cime maggiori, e conduce ai cinque rifugi alpini attivi in questa parte di parco. Si può così scegliere, a piacere, la meta di ogni tappa, le soste intermedie, eventuali varianti e gradevoli pause gastronomiche o di relax.

 

descrizione dell’itinerario:

Primo giorno: il rifugio Isera all’Orecchiella (1209 m.) può essere raggiunto coi mezzi pubblici per Castelnuovo Garfagnana e Corfino più un breve tratto a piedi (servizio navetta del rifugio su richiesta), oppure in auto, in circa mezz’ora da Castelnuovo di Garfagnana, seguendo le indicazioni per Castiglione di Garfagnana, Corfino e Orecchiella. Arrivati all’Isera si può impiegare mezza giornata nella visita del Centro Visitatori del Parco all’Orecchiella (aree espositive didattiche e recinti faunistici) e dell’Orto Botanico Pania di Corfino, da cui  si raggiunge sul ripido sentiero CAI 62 la cima della Pania di Corfino.

Cena e pernottamento al rifugio Isera. (400 m di dislivello in salita ed altrettanti in discesa; 5-6 ore per gli itinerari e le visite proposte).

 

Secondo giorno:

partenza per il crinale Appenninico; si risalgono gli antichi sentieri di alpeggio (AIRONE 1 poi CAI 64) e attraverso la Buca dei Lupi, la Sella di Campaiana (1518 m.) e la Serra di Corfino (1691 m.) si arriva (sempre sul sentiero CAI 64 con segnavia bianco-rosso) sulla prima cima della giornata: il monte Bocca di Scala (1846 m.) e da qui, in discesa, all’alpeggio Bocca di Scala (piccolo rifugio forestale per i pastori e fonte). Si riprende in salita l’ultima rampa del sentiero CAI 64 sulle pendici di m. Vecchio, in vista del crinale, chiamato dai pastori il “Sentiero degli Scaloni”, e si giunge sul crinale (sentiero CAI 0-0, sempre segnavia bianco-rosso). A sinistra sulla cresta, in breve, si raggiunge la seconda cima della giornata, il m. Vecchio (1982 m.). Proseguendo sull’ampio crinale appenninico verso Nord si discende al Passo di Monte Prado, ampia e dolce sella prativa, da cui il sentiero di crinale, risalendo, porta alla cima del m.Prado (2054 m.), monte più alto della Toscana e notevole punto panoramico sulla Garfagnana e le Alpi Apuane. Dalla cima si può discendere direttamente per tracce di sentiero e ripidi canali il versante nord del Prado in direzione del lago della Bargetana (1761 m.), che si domina dall’alto, nell’omonima conca prativa sottostante. Se si vuole evitare questa discesa su terreno libero e scosceso si può proseguire il sentiero CAI 0-0 sulla cresta principale verso Nord-Ovest e scendere all’anticima Ovest del Prado (1991 m.) poi alla sottostante sella che divide il m.Prado dalla dorsale del m.Castellino. Da questa sella si stacca verso destra il sentiero CAI 631 che su prati conduce agevolmente al lago della Bargetana  e da qui ai due vicini rifugi dell’alta valle dell’Ozola: il rifugio Bargetana a sinistra sulla strada forestale dopo il lago (sentiero CAI 633) e il rifugio Battisti, sulla destra lungo la strada forestale fino al passo di Lama Lite e poi  a sinistra sul sentiero CAI 629.

Cena e pernottamento in uno di questi due rifugi o meglio, per visitarli entrambi, cena alla Bargetana e pernottamento al Battisti o viceversa. (900 metri di dislivello in salita, 350 in discesa; 6 ore senza le soste per un escursionista medio).

 

Terzo giorno:

salita al m.Cusna attraverso la sua lunga cresta Sud-Est attraverso il Passone (1847 m. sentiero CAI 615) e il m.La Piella (2077 m. sentiero CAI 607). Dopo La Piella si incontra la stazione d’arrivo della seggiovia che sale da Febbio, poi, dopo un ulteriore tratto di cresta abbastanza rettilineo, sempre intorno ai 2000 m., si giunge alla base della piramide terminale del Cusna. Il sentiero sale a zig zag negli ultimi cento metri (è necessario un minimo di attenzione ad alcuni passaggi leggermente esposti e ai sassi smossi) e porta ai 2.121 m. della cima del m.Cusna, punto panoramico sulla Pianura Padana e le Alpi. La discesa può essere per la stessa via di salita oppure sul versante opposto fino ad incontrare il sentiero CAI 627 che scende rapidamente, a sinistra, sul versante sud del Cusna e porta ai 1795 m. del lago di Cusna, da qui ancora a sinistra sul sentiero CAI 623 si attraversano in lieve salita le vaste praterie della Costa delle Veline  e delle Spiagge Belle, ritornando al rifugio Battisti e al passo di Lama Lite. Si prende il sentiero CAI 605 che scende in direzione dell’Abetina Reale e del rifugio Segheria. Scendendo si incontrano, tra i faggi, i primi abeti di grandi dimensioni, poi si arriva nell’abetina vera e propria, relitto glaciale con abeti secolari, e infine al rifugio. La Segheria era adibita a ricovero per i taglialegna ed era fornita di macchinari per la  lavorazione e la spedizione del legname  (ancora oggi c’è qualche pezzo da archeologia industriale). Proseguendo sul sentiero CAI 605, o meglio sul più selvaggio 605A (costeggia il torrente Dolo che regala una successione di cascate e pozzi di acqua  limpidissima), in poco meno di un’ora si raggiunge l’antico Hospitale di San Leonardo al Dolo, restaurato nel 2006, oggi rifugio San Leonardo. Anche in questo caso la scelta del rifugio in cui cenare e pernottare è a discrezione dell’escursionista: il consiglio è sempre di visitarli entrambi uno a cena e uno per dormire. (500 m di dislivello in salita, 900 in discesa; 6 ore senza le soste, per un escursionista medio).

 

Quarto giorno:

Dal rifugio San Leonardo si risale in direzione del passo delle Forbici (in passato importante via di comunicazione tra Toscana ed Emilia) utilizzando un antico sentiero della transumanza restaurato e segnalato di recente, CAI 691, che guada i due rami del torrente sotto il rifugio per poi risalire ripido nella faggeta sotto le pendici del m.Giovarello, fino al crinale (arriva al passetto immediatamente successivo alle Forbici verso Sud-Est). Appena sbucati sul versante toscano si incontra una strada forestale, che si imbocca voltando a destra in leggera discesa e si giunge, in breve, al vero passo delle Forbici (cappella con lapidi). Alle Forbici arriva dal versante emilano anche la strada forestale, chiusa con una sbarra, che sale direttamente dal rifugio Segheria. Proseguiamo sul versante toscano per circa cento metri fino a che i segnavia del sentiero di crinale (CAI 0-0) non invitano a lasciare la strada e salire a destra nel bosco. Si risale la faggeta, da una carbonaia all’altra, fino a sbucare nei prati sommatali, sulla cresta Est del m.delle Forbici. Senza alcuna difficoltà sull’ampio crinale erboso si raggiungono in successione le cime del m.delle Forbici e la cima Cella, sotto le quali sul versante toscano si trova l’alpeggio di monte Cella (anche qui un piccolo rifugio forestale per i pastori). Si continua sempre sul crinale fino al passo della Bocca di Massa, crocevia di sentieri tra toscana  ed emilia (vi arriva il CAI 54 dal Casone di Profecchia e il CAI 633 o Sentiero Spallanazani dal versante emiliano) e si inizia a salire il m.Cella con due cime in successione (graffiti di pastori e croce in ferro sulla cima più alta, 1946 m.). Il crinale scende poi brevemente verso il passo di m.Vecchio, dove siamo arrivati il secondo giorno sul “sentiero degli Scaloni”, che riprendiamo in discesa in direzione dell’alpeggio del Bocca di Scala. Arrivati sul prato dell’alpeggio si va al rifugio (aperto solo se c’è il pastore) e si prosegue nella valletta erbosa sottostante fino a trovare sulle rocce affioranti i segnavia che indicano l’inizio del sentiero CAI  58 che scende a mezza costa tagliando i versanti meridionali dei m.Bocca di Scala e Serra di Corfino,  raggiungendo il grosso alpeggio di Campaiana (1354 m.). Qui durante l’estate si trasferivano, un tempo, tutte le greggi di Corfino ed il numero dei caselli che compongono quest’alpeggio (un vero e proprio nucleo abitativo) rende ancor’oggi un idea dell’importanza che la pastorizia ha avuto in questi luoghi fino ad un recente passato. Da Campaiana si cerca l’imbocco del sentiero “delle Grottacce” (CAI 56) che scende nei prati sotto il paese, in una valletta, verso la rinomata “fonte dell’Amore”; superata la fonte il sentiero prosegue sempre nella faggeta, in amene vallette, solcate da ruscelli sempre più impetuosi fino ad una svolta che porta ad un drammatico cambiamento di paesaggio. Ci si affaccia all’improvviso sul vallone delle Grottacce, dirupato versante Sud della Pania di Corfino, che precipita per 800 m. con bastionate di calcare ed instabili ravaneti verso il torrente Il Fiume che scorre rumoroso nel fondovalle. Il sentiero taglia questo versante circa a metà e presenta muretti a secco a monte e grosse pietre squadrate a delimitarne il bordo verso valle. E’ una notevole opera di ingegneria spontanea, costruita e mantenuta nel tempo da generazioni di pastori che ne utilizzavano il tracciato per salire dai paesi agli alpeggi e viceversa. Oggi viene percorsa solo dagli escursionisti e sarebbe auspicabile che l’Ente Parco ne prevedesse la salvaguardia con opere di manutenzione periodica, dato che ad ogni inverno è inevitabile la caduta di sassi o vere proprie frane dai ravaneti sovrastanti. Raggiunta la cresta sud della Pania di Corfino il sentiero CAI 56 lascia il vallone delle Grottacce e scende con tornanti scavati nella roccia verso il paese di Corfino. Poco prima del paese, che merita comunque una breve visita essendo uno dei centri storici meglio conservati della Garfagnana, il sentiero CAI 56 si unisce al CAI 58 ed insieme entrano, dall’alto, in Corfino (836 m.). Visitato il paese, dalle strette e tortuose stradine,  occorre tornare in alto, all’imbocco dei sentieri, e riprendere il CAI 58 verso sinistra sul versante ovest della Pania di Corfino, in direzione dell’Orecchiella. Il sentiero 58 sale a tratti ripido tra vecchi coltivi e boschetti di querce e castagni, fino alla quota di 980 m. dove incrocia il sentieri AIRONE 1. Si svolta a sinistra lasciando i segnavia bianco-rosso del CAI 58 e seguendo, ora, i segnavia giallo-blu dell’AIRONE 1 in direzione dell’Orecchiella.  Si traversa a mezza costa fino all’antico insediamento delle Capanne di Pruno, e da qui lungo il torrente si risalgono gli ultimi 200 m. di dislivello che mancano al rifugio Isera in un ambiente prima di pascoli cespugliati con rocce calcaree affioranti, poi nella faggeta sempre più maestosa fino alla radura del rifugio. Cena e pernottamento all’Isera concludono la giornata di cammino più lunga, ma più interessante, del giro dei rifugi del Parco Nazionale dell’Appennino. (1000 m. in salita, 1200 in discesa; 8,00 ore senza la soste per un escursionista medio).

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Loc. Isera - Orecchiella, Villa Collemandina (Lucca)

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